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domenica 12 novembre 2017

«Asia Argento teme per la propria vita». Molestie, il papà regista ​Dario a Domenica In: ecco di chi ha paura

“Asia non esce più di casa per paura di agenti israeliani perchè questa è gente che spara, è gente che minaccia, sono persone pericolosissime. Asia teme per la propria vita e teme per quella dei suoi figli, teme i ricatti”. Il regista Dario Argento parla cosi a Domenica In, intervistato da Cristina Parodi sul caso Weinstein dopo la denuncia di sua figlia Asia. E sul presunto ingaggio di agenti segreti israeliani afferma “Sono degli agenti segreti, sono del Mossad che poi è uno dei più crudeli servizi segreti del mondo. Ha paura e ha ragione anche ad averla”. Il regista sottolinea però come Asia, nonostante i timori, non si sia mai pentita di aver denunciato. “Anzi - conclude -  è sempre più convinta”.


Molestie, Dario Argento a Domenica In: "Non possiamo immaginare che i maiali esistano solo in America"
"Non possiamo immaginare che i maiali esistano solo in America e noi siamo tutti dei santarellini". Il regista Dario Argento esordisce così a Domenica In, intervistato da Cristina Parodi dopo la denuncia di sua figlia Asia nei confronti del produttore americano Harvey Weinstein. "Anche in Italia ci sono delle persone che si sono comportate in modo sconveniente, schifoso, più di uno - continua - lo dico perchè lo so, faccio il cinema, vivo in questo mondo, perchè facevo anche il produttore e quindi lo so". E sui sospetti che hanno recentemente coinvolto il regista Fausto Brizzi racconta: "l’ho conosciuto a Los Angeles, sembrava una persona un pò allegra ma molto simpatica. Fausto Brizzi non c’entra niente, ma queste persone, questi molestatori normalmente nella vita sono persone educate gentili, simpatiche, umane. Fino a quando, ad un certo punto, scatta nel cervello la pazzia del sesso, da serial killer del sesso, una malattia... come Weinstein, che sta in clinica, ma poi per modo di dire, perchè sta in clinica per non essere arrestato".

martedì 24 ottobre 2017

Caso Weinstein, parla Giovanna Rei: "Ha tentato di molestarmi"

Dopo lo scandalo del produttore americano, alcune attrici italiane rivelano a Le Iene le loro sconvolgenti esperienze.

Non si fermano i casi di molestie che sono emersi a seguito dello scandalo Harvey Weinstein. Dopo la testimonianza di Asia Argento molte altre attrici italiane hanno deciso di raccontare la loro storia a Le Iene. A cominciare da Giovanna Rei, le cui esperienze lavorative spaziano dal teatro, al cinema, alla televisione. Ha lavorato con tanti registi importanti ma in gioventù si è trovata faccia a faccia con il più potente produttore americano. 


"La prima cosa che ho pensato è che non ero l'unica stupida caduta nella trappola del branco del lupo" confessa l'attrice, che aggiunge come la vera trappola la tendessero le persone attorno a Weinstein facendo in modo, con una scusa, di lasciare soli la "vittima designata" e il produttore.
 

Quella di Giovanna Rei è solo una delle tante confessioni raccolte da Dino Giarrusso. Diverse attrici hanno scritto al programma per raccontare di come siano rimaste incastrate in proposte che nulla avevano a che fare con un normale rapporto di lavoro, nell'ambiente cinematografico italiano e circondate dal più assoluto silenzio. Tra queste figura Giorgia Ferrero, mentre una seconda attrice più giovane ha voluto mantenere l'anonimato. C'è anche chi, pur di non rinunciare alla propria dignità, ha preferito abbandonare i propri sogni nel mondo dello spettacolo e cambiare mestiere.

martedì 17 ottobre 2017

Caso Weinstein: la società è in vendita, si negozia con un amico di Trump

La Weinstein Company in vendita dopo lo scandalo sessuale: in trattativa con Tom Barrack, uno dei più stretti consiglieri del Presidente Usa

Mentre Harvey Weinstein viene travolto dallo scandalo sulle molestie sessuali, la Weinstein Company, fondata dal produttore, è in trattative per una potenziale vendita con il fondo di private equity Colony Capital, guidato da Tom Barrack, il miliardario investitore amico e stretto consigliere di Donald Trump. Lo stesso Barrack ha detto: "Aiuteremo la società a riconquistare la posizione iconica che merita nell'industria indipendente del cinema e della televisione".


Intanto la vicenda del produttore hollywoodiano si continua a intrecciare con il mondo della politica, Donald Trump da una parte, Hillary Clinton dall'altra. Il presidente americano teme che lo scandalo possa riaccendere i riflettori sulle accuse di molestie sessuali che decine di donne durante la campagna elettorale del 2016 hanno mosso anche al tycoon. Invece l'ex first lady teme che la sua dura condanna verso il potente produttore possa trasformarsi in un boomerang, visti i passati legami di amicizia che lega la famiglia Clinton proprio a Weinstein, che è stato uno dei principali finanziatori delle campagne elettorale dei democratici.

A buttare benzina sul fuoco ci ha pensato l'emittente Fox News che ha rispolverato una vecchia inchiesta del Washington Post in cui Weinstein appare nella lista delle star di Hollywood che aiutarono Bill Clinton a pagare le spese legali per difendersi dal Sexgate, scaturito dalla relazione con Monica Lewinski. Il produttore versò nelle casse dell'allora Presidente almeno 10 mila dollari. Hillary Clinton ha intanto assicurato che restituirà fino all'ultimo centesimo i soldi ricevuti da Weinstein come finanziatore della sua campagna elettorale, mentre i circa 250 mila dollari versati dal produttore alla Clinton Foundation sarebbero stati già sutilizzati in vari progetti (lotta all'Aids, all'obesità infantile e contro i cambiamenti climatici).

Anche fuori dai confini statunitensi la vicenda divide e fa litigare. In Francia si fronteggiano da lontano l'attuale e la ex première dame. Se Brigitte Macron ha lodato il coraggio delle donne che hanno deciso di parlare, Carla Bruni si è posta fuori dal coro, criticando la decisione dell'Eliseo di ritirare la Legion d'onore a Weinstein: "Al di là della sua perversione personale, ha fatto molto per il cinema indipendente".